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ERBE E FARMACI: PRECAUZIONI D'USO PDF Stampa E-mail
Monday 09 June 2008

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Le interferenze fra erbe e farmaci sono frequenti, anche se spesso misconosciute.
Nel triennio 1990-1992 sono stati segnalati in Belgio più di 100 casi di nefropatia grave in soggetti che utilizzavano, per perdere peso, un rimedio cinese a base di acido aristolocico (proveniente dalla pianta Aristolochia fangchi).

L'elevata nefrotossicità di questo "principio attivo" ha reso necessario il trapianto renale o la dialisi in settanta pazienti; altri trenta hanno sviluppato, nell'arco di pochi anni, un carcinoma uroteliale. La principale causa della nefrotossicità dell'acido aristolocico (acido carbossilico nitrofenantrene) è legata ad una mutazione genotossica a livello del DNA, dopo che il principio è stato sottoposto ad attivazione metabolica all'interno dell'organismo. Questa mutazione determina una caratteristica fibrosi interstiziale a livello renale, con estesa perdita della porzione tubulare corticale e, come già accennato, una trasformazione neoplastica del tessuto renale.
Principali piante contenenti acido aristolocico (caratterizzato da elevata nefrotossicità)

• Aristolochia fangchi
• Asarum genera
• Bragantia genera


Anche il cibo e alcuni medicamenti utilizzati nella medicina tradizionale, soprattutto delle regioni tropicali dell'Africa e dell'Asia, possono interagire con diversi farmaci di sintesi chimica comunemente utilizzati anche nel nostro paese.
Diverse piante medicinali, per esempio, hanno la capacità, una volta ingerite, di alterare i livelli plasmatici di potassio sia in termini di aumento, determinando quindi iperkaliemia, sia in termini di riduzione. La più conosciuta di queste piante è sicuramente la radice di liquirizia (Glycyrrhiza glabra), la quale, soprattutto se utilizzata ad alti dosaggi e per periodi di tempo prolungati, determina il ben noto effetto simil pseudoaldosteronico sul riassorbimento di sodio e potassio. Si osserva, infatti, un'aumentata ritenzione di sodio con una corrispondente riduzione del potassio. Va prestata quindi particolare attenzione, nel caso di assunzione di queste piante medicinali, alla contemporanea assunzione di farmaci antipertensivi: non solo quelli che agiscono sulla diuresi e sulla pompa sodio potassio, ma anche i principi attivi come gli ACE-inibitori, che possono alterare la potassiemia, o come i digitalici che, a causa dell'insorgenza di ipokaliemia, possono legarsi maggiormente alle membrane cardiache determinando un effetto di tipo tossico.

Principali piante che alterano i livelli ematici di potassio e possono interagire con terapie farmacologiche che determinano a loro volta ipo-iperkaliemia
Iperkaliemia Ipokalemia
• Succo di noni (Morinda citrifolia)
• Tarassaco (Taraxacum officinale)
• Ortica comune (Urtica dioica)
• Equiseto o coda cavallina (Equisetum arvense)
• Erba medica (Medicago sativa)
• Radice di liquirizia (Glycyrrhiza glabra)
• Senna (Senna alexandria)
• Cascara sagrada (Rhamnus purshiana)
• Rabarbaro (Rheum officinale)

Sempre a livello di bilancio idro-elettrolitico, sono diverse le piante utilizzate a scopo diuretico (indicate in tabella) che possono interferire con tutti i composti chimici che agiscono sulla diuresi o sulla composizione elettrolitica del nostro organismo.

Principali piante utilizzate a scopo diuretico
• Ginepro (Juniperrus communis)
• Prezzemolo riccio (Petroselinum crispum)
• Tarassaco (Taraxacum officinale)
• Equiseto o coda cavallina (Equisetum arvense)
• Radice di asparago (Asparagus officinalis)
• Radice di sedano di montagna o appio montano (Levisticum officinale)
• Vergadoro (Solidago virgaurea)
• Uva orsina (Arctostaphylos uva ursi)
• Ortica comune (Urtica dioica)
• Erba medica (Medicago sativa)

Particolarmente significative sono poi le interazioni tra erbe o piante medicinali e la terapia
della sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS): significative perché sono quasi tutte mediate da una inibizione o induzione da parte dei composti fitoterapici, di isoenzimi della famiglia del citocromo P450, ossia una famiglia di isoenzimi coinvolti nel metabolismo di numerosissimi farmaci di sintesi tra cui anche molti ipolipemizzanti. L'induzione o inibizione di isoenzimi può portare rispettivamente alla diminuzione o all'aumento delle concentrazioni dei principi attivi ipolipemizzanti.
L'iperico (Hypericum perforatum) è una pianta utilizzata comunemente per combattere la depressione; essa presenta una significativa e negativa interazione con il crixivan, determinando una diminuzione della concentrazione ematica dell'inibitore della proteasi fino all'81% con evidente rischio di farmacoresistenza e di fallimento terapeutico. Attenzione quindi a somministrare al paziente con AIDS in trattamento antiretrovirale, sovente affetto anche da depressione, quello
che può essere considerato un antidepressivo "naturale" come l'iperico.
L'aglio invece determina, in pazienti con AIDS in trattamento con saquinavir, una diminuzione media dell'AUC del 51% e del C max del 54% con valori che rimanevano bassi anche a 10 giorni dalla sospensione dell'aglio. Anche in questo caso i dati riportati sono da tenere in particolare considerazione, visto l'utilizzo abbastanza frequente dell'aglio per le sue supposte proprietà antipertensive, che quindi può interferire con farmaci metabolizzati attraverso il sistema del citocromo P450.
Grazie agli studi effettuati in pazienti con HIV in terapia antiretrovirale sono state chiarite ulteriormente le azioni sugli isoenzimi del sistema del citocromo P450 da parte di un notevole numero di piante officinali, riportate nella tabella seguente:

Principali piante attive sugli isoenzimi del sistema del citocromo P450
• Aglio (Allium sativum)
• Camomilla (Matricaria chamomilla)
• Cardo mariano (Silybum marianum)
• Echinacea (Echinacea purpurea)
• Eufrasia (Euphrasia officinalis)
• Gardenia
• Gingseng (Ginseng officinalis)
• Iperico (Hypericum perforatum)
• Hydrastis (Hydrastis canadensis)
• Liquirizia (Glycyrrhiza glabra)
• Scutellaria (Scutellaria galericulata)
• Uncaria o orouparia (Uncaria tomentosa)
• Trifoglio (Trifolium pratense)

Dal punto di vista lipemico e dell'assunzione dei nutrienti nei giusti quantitativi, una pianta che può interferire con alimentazione e farmaci per la cura delle dislipidemie è la galega (Galega officinalis). A scopo medicinale si usa tutta la pianta o anche la sola sommità fiorita, raccolta in estate. Le sostanze in essa contenute stimolano la trasformazione dei grassi e delle proteine e l'assimilazione degli zuccheri. Alcuni addirittura propongono l'estratto fluido di galega per l'utilizzo nei diabetici, poiché avrebbe un effetto di trasformazione degli idrati di carbonio, tanto da poter essere utilizzato addirittura come sostituto dell'insulina!
Anche il rosmarino sembra interferire con il profilo lipemico, in quanto accentua la secrezione gastrica e sembra facilitare la digestione dei lipidi. A scopo medicinale viene proposto come digestivo, tonico e anche per facilitare l'espulsione dei gas intestinali; viene raccomandato alle persone debilitate e addirittura ai cardiopatici, anche se in quest'ultimo caso il motivo della somministrazione non è chiaro.
Tra le altre piante che favoriscono la digestione dei grassi, infine, sono spesso consigliati, nei trattati sulle erbe medicinali,il rosmarino, la ruta e la salvia.

Ultimo aggiornamento ( Monday 09 June 2008 )
 
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