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OBBLIGATORIA LA NUOVA ETICHETTATURA SUGLI ALIMENTI PDF Stampa E-mail
Friday 25 November 2011

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Pubblicato sulla Gazzetta dell’Unione europea (22 novembre) il regolamento comunitario che rende obbligatorio indicare le informazioni nutrizionali e l’impatto sulla salute di ogni alimento,  con l’evidenziazione della presenza di allergeni e una dimensione minima delle etichette. Lo stesso decreto vieta le indicazioni forvianti.

A comunicare questa novità è la Coldiretti, sottolineando che con la nuova norma si sostituisce la vecchia direttiva del 1979 e si estende l’obbligo di indicare la provenienza in etichetta di tutte le carni fresche dal maiale al pollame, dall’ agnello alla capra, al pari di quanto è già stato fatto con quella bovina dopo l’emergenza mucca pazza.
Il regolamento – sottolinea la Coldiretti – prevede invece purtroppo un percorso a tappe per l’estensione dell’obbligo di indicare l’origine in etichetta per altre categorie di prodotto come le carni trasformate in salumi o altro (2 anni) e il latte e derivati (3 anni).
“Il testo finale – sottolinea la Coldiretti – è frutto di un compromesso tra le tre istituzioni europee: Commissione europea, Consiglio e Parlamento europeo dopo un lungo braccio di ferro durato quattro anni. Il negoziato si è svolto sotto la spinta delle numerose emergenze alimentari che si sono verificate nell’Unione europea, dai maiali alla diossina alla mozzarella blu fino al batterio killer che in realtà – conclude la Coldiretti – avrebbero dovuto spingere le Istituzioni comunitarie a scelte più immediate soprattutto per quanto riguarda l’obbligo di indicare la provenienza in etichetta delle materie prime impiegate negli alimenti che per alcune categorie di prodotti è stato dilazionato nel tempo”.
Ecco in sintesi le novità del regolamento:
- dichiarazione nutrizionale obbligatoria che dovrà contenere le informazioni su : il contenuto energetico e le percentuali di grassi, grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale, espresse per 100g o per 100ml e potranno, inoltre, essere espresse anche in porzioni;
- indicazioni sulla presenza di allergeni con evidenziazione in modo da essere individuate facilmente dai consumatori, valide anche per i cibi non imballati, ad esempio quelli venduti nei ristoranti o nelle mense;
- etichette più leggibili con dimensione minima di caratteri tipografici minimi non inferiori a 1,2 mm (prendendo come riferimento la “x” minuscola), oppure 0,9 mm se le confezioni presentano una superficie inferiore a 80 cm2, in caso di una  confezione con superficie inferiore a 10 cm2, l’etichetta potrà riportare solo le informazioni principali;
- data di scadenza presente anche sui prodotti confezionati singolarmente;
- divieto alle indicazioni fuorvianti sulle confezioni:  aspetto, descrizione e presentazione grafica dovranno essere più comprensibil per non confondere il consumatore
Riguardo all’imitazione dei cibi, è stato previsto che – riferisce la Coldiretti – gli alimenti simili ad altri, ma  prodotti con ingredienti diversi, come i “simil-formaggi” prodotti con materie vegetali, dovranno essere facilmente identificabili. La carne ottenuta dalla combinazione di più parti di carni dovrà essere indicata come “carne ricomposta”, lo stesso varrà per il pesce, che sarà indicato come “pesce ricomposto”.
E sulle indicazioni forvianti è recente la sentenza del tribunale di Francoforte il quale ha intimato alla Ferrero di cambiare l’etichetta della Nutella perché ingannevole. Secondo i giudici tedeschi sull’etichetta del noto prodotto a base di cioccolato sarebbe volutamente nascosto l’apporto di grassi e carboidrati (calcolati su una base di 15 grammi) e sarebbe messo in luce quello di vitamine e minerali  calcolati su 100 grammi). Il Tribunale di Francoforte ha  intimato di modificare l’etichetta all’azienda italiana che però nel frattempo ha deciso volontariamente di aggiungere in etichetta tutti i dati nutrizionali sia per 100 grammi che per porzione (15 grammi).

“È assurdo mettere in discussione le rinomate qualità della Nutella, acquistata con la consapevolezza che non è un prodotto dietetico – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – l’Adoc auspica che ci possa essere un incontro con le associazioni dei consumatori tedesche promotrici di questa iniziativa proprio per chiarire quest’aspetto, non vorremmo che a monte di questa misura ci sia la volontà di attuare una politica che penalizzi i prodotti italiani che hanno un grande successo in Germania. Ad ogni modo l’Adoc intende monitorare con i propri “Sceriffi dei prodotti” tutti i prodotti alimentari tedeschi maggiormente commercializzati in Italia, dalla birra ai wurstel ai dolci, verificando l’etichettatura e la loro conformità.

Ultimo aggiornamento ( Thursday 22 December 2011 )
 
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