A.L.B.A. SOSTIENE LA CAMPAGNA
GIU' LE MANI DAI BAMBINI
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PREOCCUPANTE LA PRESENZA DI ANTIMONIO NEI SUCCHI DI FRUTTA |
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giovedì 04 marzo 2010 |
Arriva dalle pagine del noto Journal of Environmental Monitoring la preoccupante notizia che un equipe di scienziati con a capo il dott. Claus Hansen dall'Università di Copenhagen (Danimarca) ha rilasciato in base a uno studio condotto su vari succhi di frutta e spremute in commercio, soprattutto di frutti rossi,
scoprendo che contengono un eccessiva dose di antimonio (finora ne sono stati analizzati 42, di 16 marche diverse prodotti in Danimarca, Scozia e Grecia).
Secondo precedenti studi, l'antimonio è stato collegato a vari effetti e rischi anche gravi come i tumori e problemi cardiaci e polmonari. Risultati, definiti "preoccupanti" dagli stessi ricercatori, che sottolineano l'importanza di indagare più a fondo sul fenomeno, soprattutto perché i consumatori maggiori di questi prodotti sono i bambini. Il sospetto dei ricercatori è che la sostanza inquinante riscontrata nei succhi derivi dagli imballaggi,e non dai succhi stessi: in modo particolare da quelli in Pet (polietilene tereftalato: la tipica plastica delle bottiglie) e TetraPak. L'ipotesi più probabile, infatti, è che l'acido citrico presente nei succhi potrebbe aver accelerato il processo di "passaggio" della sostanza dai contenitori alle bibite.
Poiché l’antimonio è una sostanza ad elevata tossicità, da tempo la Commissione europea ha stabilito che non può essere presente nelle acque destinate al consumo umano in concentrazione superiore a 0,005 milligrammi per litro, ma non esiste legge che indichi un limite massimo anche negli altri prodotti. In ogni caso, occorrono ulteriori studi per stabilire quali siano i limiti sicuri anche per i succhi di frutta. Un'esigenza, quella di approfondire la ricerca, rilanciata anche dalla Royal Society of Chemistry britannica.
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Ultimo aggiornamento ( giovedì 04 marzo 2010 )
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