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LA DIFFERENZA FRA "DIMAGRIRE" E "PERDERE PESO" PDF Stampa E-mail
Monday 25 May 2009

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La valutazione della composizione corporea alla luce delle suggestioni biotipologiche, di Pielruigi Gargiulo, Medico Sportivo - Università  Tor Vergata  Medicina dello Sport – Referee Ministero Salute per la Medicina Sportiva, membro del Comitato Scientifico A.L.B.A.
  La visione costituzionale in Nutrizionistica si caratterizza per fattori morfologici caratteristici, quali la misura dei segmenti corporei e la quantità di massa corporea; a questo si aggiunge l’osservazione della mobilità articolare. Alcune caratteristiche antropometriche caratterizzano questo panorama: le misure corporee, il peso specifico, etc.

Lo studio delle tipologie e delle costituzioni, definito da attente osservazioni e da valutazioni antropometriche si confronta con una serie di metodiche approfondite che, pur non essendo completamente scevre da margini di errore nelle misurazioni, apre uno scenario clinico molto suggestivo.

La conoscenza della composizione corporea è stata spesso decisiva per molte branche mediche, sia nella ricerca di base sia nella pratica quotidiana. La corretta quantificazione della massa magra e della massa adiposa, dell’acqua corporea totale o intracellulare ed extracellulare, della massa cellulare, di alcuni elettroliti, sono  presupposti indispensabili.

Per il farmacologo che voglia misurare gli spazi di distribuzione di un farmaco, per il nutrizionista che intenda definire i fabbisogni nutrizionali ed energetici di pazienti selezionati, per il dietologo che voglia valutare l’effetto positivo o negativo di alcuni regimi alimentari, per il neurologo o il cardiologo che vogliano riconoscere stati di disidratazione o d’iperidratazione, per l’epidemiologo che voglia identificare le connessioni tra morbilità e costituzione corporea, per il medico sportivo che debba analizzare le modificazioni della massa muscolare in corso di attività fisica o dopo specifici programmi di allenamento, e persino per l’oncologo per si propone di verificare l’andamento di una malattia neoplastica.“

La possibilità di ricavare dei dati sulle diversità distrettuali della composizione corporea, in particolare sulla distribuzione del tessuto adiposo, hanno da sempre rappresentato un vantaggio importante: l’unico limite è posto da un margine d’errore dei metodi antropometrici che talvolta superano le differenze di misure che si devono essere rilevate.

Esistono, è vero, strumenti più precisi per la rilevazione della composizione corporea, quali la densitometria per pesata in acqua, la determinazione del K40o persino la tomografia assiale computerizzata, e la densitometria a doppio raggio fotonico, l’attivazione neutronica, la risonanza magnetica nucleare. Tali metodiche, molto sofisticate, sono in realtà praticabili in istituti di ricerca attrezzatissimi.La tendenza all’affermazione di tecniche, definiamole intermedie, è ormai una realtà consolidata, per cui l’impedenziometria, la conduttanza corporea o la diluizione dei traccianti permettono di valutare con precisione il contenuto di acqua del corpo umano e calcolarne la composizione, pur essendo tutti privi di riferimenti assoluti. Bisogna assolutamente addestrarsi a valutare tutte le variabili capaci di influenzare la composizione del corpo umano, quali lo stato nutrizionale, il sesso e l’età, i diversi gradi di soprappeso, le condizioni fisiologiche e le malattie intercorrenti, che influenzano lo stato d’idratazione e la distribuzione del tessuto adiposo. Soprattutto la rilevazione dell’impedenziometria costituisce un confortante test di riferimento per la raccolta standardizzata di dati antropometrici.La valutazione della composizione corporea inizia intorno ai primi decenni del ‘900 grazie agli studi sulla antropometria e la somatotipizzazione.Welham e Behnke, già nei primi anni ’40, definiscono con precisione le sottili ma decisive differenze che intercorrono tra l’eccesso di peso e il surplus di tessuto adiposo.I metodi di determinazione della composizione corporea si basano sostanzialmente su due principi: 1)        La distribuzione elettiva di traccianti introdotti dall’esterno o naturalmente presenti in specifici compartimenti dell’organismo, che permette, misurando la diluizione dei traccianti stessi di calcolare le dimensioni del rispettivo pool di distribuzione. Le tecniche che si valgono di questo principio sono definite tecniche dilazionali e misurano singoli componenti da cui vengono poi estrapolati altri compartimenti (tecniche monocompartimentali).2)        Le differenti proprietà fisico-chimiche dei componenti corporei quali peso specifico, conduttività elettrica o magnetica, attenuazione di energia di raggi X o fotoni, risonanza magnetica nucleare o attivazione neutronica. Su queste basi è possibile misurare contemporaneamente più compartimenti (tecniche pluricompartimentali). Anche i rilievi dello spessore delle pliche cutanee, della statura e dal peso corporeo permettono di estrapolare con adeguate formule, la composizione corporea.I metodi di analisi definiti monocompartimentali comprendono innanzitutto la Misura dell’acqua corporea totale, suddivisa in intra-, trans-, ed extracellulare: l’acqua costituisce la parte più rilevante della massa non adiposa. L’acqua corporea totale (TBW) costituisce circa il 73% del peso della massa magra, da cui:massa magra = TBW/0.73    La massa adiposa si ricava semplicemente per differenza del peso o massa corporea: massa adiposa = massa corporea – massa magra.

Analisi dell’impedenza bioelettrica.

L’impedenza che il corpo offre al passaggio di una corrente elettrica sinusoidale può essere utilizzata per determinare l’acqua corporea. L’impedenza bioelettrica viene tradotta matematicamente dalla formula:

Z2= (resistenza)2+ (reattanza)2

La resistenza dell’organismo a un flusso elettrico dipende, quindi, dalla frazione di massa magra e di tessuto adiposo.

I tessuti magri sono dei buoni conduttori, con bassa resistenza, perché hanno grandi quantità di acqua ed elettroliti; il tessuto adiposo, ricco di trigliceridi, è al contrario un cattivo conduttore.La resistenza totale corporea è quindi inversamente proporzionale al contenuto dell’acqua corporea totale e della massa magra. La quantità di tessuto adiposo è direttamente proporzionale alla resistenza.Su tali premesse sono state elaborate equazioni che permettono di calcolare dalla resistenza l’acqua corporea totale.La più utilizzata è quella di Kushner. Come metodi di riferimento per la validazione di queste formule sono stati usati la diluzione radioisotopica e la pesata con bilancia idrostatica. La reattanza o resistenza capacitiva è invece la forza che si oppone al passaggio di una corrente elettrica a causa di una capacità (condensatore). Un condensatore è costituito da due piastre conduttive separate tra loro da uno strato non conduttivo o isolante e serve per immagazzinare cariche elettriche.  Le cellule non adipose, avendo una membrana cellulare costituita da uno strato lipidico non conduttivo si comportano proprio come dei condensatori quando vengono attraversate  da una corrente elettrica e  oppongono una resistenza e una reattanza.Le cellule adipose viceversa essendo delle sfere di trigliceridi non si comportano da condensatori, cioè hanno una resistenza ma non una reattanza. La reattanza misura la quantità di membrane cellulari capacitive, ed è un indice di massa cellulare corporea. L’impedenza bioelettrica in pratica rileva resistenza e reattanza corporea durante il passaggio di una corrente alternata. Inoltre l’analisi della impedenza bioelettrica permette di stimare l’acqua corporea totale e la massa magra con risultati sovrapponibili a quelli ottenuti con metodi isotopici. La misurazione dell’acqua corporea consente di indagare più approfonditamente la composizione corporea durante indagini nutrizionali, in studi di farmacocinesia, per meglio seguire il follow-up di pazienti in trattamento con farmaci che possono modificare la composizione corporea, in obesi in terapia dimagrante, in ustionati, in soggetti che seguono allenamenti sbilanciati e infine come supporto alla valutazione biotipologia omeopatica.

Va comunque ricordato che l’impedenziometria misura con accuratezza l’acqua presente e che la composizione corporea viene successivamente estrapolata con formule, il cui valore, sicuramente varia a seconda delle caratteristiche del soggetto e della popolazione studiata. Questo avviene  in funzione principalmente dell’età, del sesso, del livello di attività fisica, dello stato nutrizionale, di eventuali situazioni fisiologiche o patologiche interferenti con lo stato nutrizionale.

Appare evidente il ruolo interessante che tali parametri assumono come ruolo cardine nel dettaglio semeiologico e nel follow up clinico.

Si tenga presente che questo tipo di esame assume maggior valore quando seriato e comparato.

Un esame corretto, integrato dalla valutazione clinica, definisce, per esempio, in Scienza dell’Alimentazione, la differenza netta e profonda che esiste fra “dimagrire e perdere peso”.

Con il primo termine si definisce e si realizza una sostanziale e probante perdita di grasso, mentre col secondo si rileva spesso e volentieri (con la semplice misurazione di una bilancia), una prevalente perdita di massa magra, soprattutto di acqua.

Perdita fittizia, virtuale ed effimera.

Una differenza sostanziale e, clinicamente, decisiva.

 
Elaborato per A.L.B.A. dal Prof. Pierluigi Gargiulo   Maggio 2009 - Si prega citare la fonte in eventuali downloads.

Bibliografia 
 

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Demarque, D., L’Homéopathie, médicine de l’expérience, Maisonneuve, Moulins-lès-Metz 1981.Kushner R. F and Shoeller D.A.Estimation of totale body water by bioelectrical impedence analysis

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Ultimo aggiornamento ( Wednesday 10 March 2010 )
 
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